«Provenzano non avrebbe potuto fare 43 anni di latitanza se non avesse avuto coperture politiche», questa è la frase che Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, ha pronunciato dopo l'arresto del superlatitante. Grandi applausi per il successo delle forze dell'ordine, per l' ottimo lavoro svolto. Ma queste coperture politiche chi gliele garantiva? Chi erano i politici che finora lo hanno aiutato?
Facciamo un passo indietro. Nel '93 Giancarlo Caselli, procuratore di Torino, decide, dopo i terribili attentati a Falcone e Borsellino, di andare a ricoprire lo stesso incarico, ma in un luogo molto più ostico, a Palermo. Tra il '93 e il '99 Caselli fa un ottimo lavoro, facendo arrestare e condannare all'ergastolo 350 mafiosi, 350 processi in cui tutti e tre i gradi di giudizio gli danno ragione, 350 processi contro il cosiddetto “livello militare” della mafia.
Nel '99 però Caselli decide di andare un po' oltre, non si ferma ai boss mafiosi ma, sapendo che la mafia ha dei forti rapporti con la politica, decide di indagare il “4° livello” quello dei rapporti tra mafia e politica, incriminando Giulio Andreotti, un pilastro della politica italiana.
Dopo questa sua decisione l'informazione dei mass media lo massacra, accusandolo di usare il suo ruolo istituzionale non per il bene dell'Italia ma per i suoi interessi. Per mesi Caselli resiste a questi attacchi finché decide di dare le dimissioni. Al suo posto viene nominato procuratore di Palermo Piero Grasso, che subentra dopo l'ottimo lavoro svolto dal suo predecessore.
Nel 2005 Pier Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia, a capo del più importante organo contro la mafia, lascia il suo posto per andare in pensione e si apre la discussione per nominare il suo sostituto. Chi dovrebbe sostituirlo? Probabilmente nessuno meglio di Caselli in quegli anni conosce la situazione della mafia in Italia e sarebbe adatto per quel ruolo, ma succede una cosa. Quella che ormai è la vecchia maggioranza fa approvare, nel testo della riforma dell'ordinamento giudiziario, un emendamento “contra personam” che impedisce a Caselli di concorrere a quel ruolo. Al suo posto viene nominato Piero Grasso. Da quel momento Piero Grasso interrompe ogni indagine in corso riguardante i rapporti tra politica e mafia.
E ora, dopo che in un anno non ha portato avanti nessuna indagine che potesse ledere anche minimamente gli interessi dei politici, ci viene a dire che in 43 anni Provenzano ha avuto l'appoggio dei politici?
Chiunque si intenda un minimo di mafia, chiunque conosca a malapena di cosa stiamo parlando può essere d' accordo con questa affermazione, ma ora Grasso deve fare i nomi.
43 anni di latitanza in qualche modo vanno spiegati ai cittadini.
Per approfondire questo argomento consiglio di leggere il libro di Giancarlo Caselli, “Un magistrato fuori legge”, in cui lo stesso Caselli racconta la sua vicenda e medita sull'indipendenza della magistratura.


